Se aprendo o chiudendo la bocca senti uno scatto, un click o un rumore provenire dall’articolazione della mandibola, non sei il solo.
Molte persone convivono infatti per anni con questo sintomo senza sapere cosa significhi realmente. Alcuni lo ignorano completamente, mentre altri si preoccupano che possa peggiorare nel tempo.
Ma cosa dice oggi la letteratura scientifica sui trattamenti più efficaci?
Una recente meta-analisi pubblicata nel 2024 sull’International Journal of Oral and Maxillofacial Surgery ha confrontato quasi tutte le terapie disponibili per la dislocazione dolorosa del disco temporomandibolare con riduzione (DDwR), offrendo indicazioni molto interessanti per clinici e pazienti.
Che cos’è la dislocazione del disco con riduzione?
All’interno dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è presente un piccolo disco fibrocartilagineo che funziona come una sorta di ammortizzatore tra il condilo mandibolare e l’osso temporale.
In alcune persone questo disco può spostarsi anteriormente.
Durante l’apertura della bocca, però, il condilo riesce ancora a ricatturare il disco, riportandolo temporaneamente nella posizione corretta.
Per questo motivo la condizione prende il nome di dislocazione del disco con riduzione (Disc Displacement with Reduction, DDwR).
Quali sintomi può provocare?
Non tutti i click mandibolari sono patologici. Molte persone presentano infatti rumori articolari senza alcun dolore o limitazione funzionale.
Quando invece il click è associato a sintomi, possono comparire:
- dolore davanti all’orecchio
- fastidio durante la masticazione
- affaticamento mandibolare
- episodi di blocco transitorio
- difficoltà nell’apertura completa
- paura che il problema possa peggiorare.
È necessario trattare sempre il click?
No. Le attuali evidenze suggeriscono che un click isolato, in assenza di dolore o limitazioni funzionali significative, spesso non richiede alcun trattamento.
La situazione cambia quando il rumore articolare è accompagnato da dolore o interferisce con la qualità di vita del paziente.
Lo studio del 2024: il primo confronto globale tra i trattamenti
Il gruppo di ricerca guidato da Essam Al-Moraissi ha pubblicato la prima Network Meta-Analysis dedicata alla DDwR dolorosa.
Gli autori hanno analizzato:
- 20 studi clinici randomizzati
- 1.107 pazienti
- 980 pazienti inclusi nella meta-analisi finale.
Sono stati confrontati contemporaneamente numerosi approcci terapeutici.
Lo studio ha preso in considerazione:
- trattamento conservativo
- bite occlusali
- terapia manuale
- terapia laser a bassa intensità (LLLT)
- nessun trattamento
- artrocentesi
- artrocentesi associata a PRP
- artrocentesi associata ad acido ialuronico
- artrocentesi associata al bite.
Gli autori hanno poi valutato due aspetti fondamentali:
- Intensità del dolore, misurata attraverso la scala analogica visiva (VAS)
- Apertura massima della bocca, misurata in millimetri (MMO).
E cosa è emerso? PRP e acido ialuronico sembrano promettenti
L’artrocentesi associata a infiltrazioni intra-articolari di plasma ricco di piastrine (PRP) e acido ialuronico (HA) si è infatti classificata come il trattamento più efficace nella riduzione del dolore.
In particolare, il PRP ha mostrato risultati migliori rispetto alla sola artrocentesi.
Bite e terapia manuale funzionano?
Sì. La meta-analisi diretta ha evidenziato infatti che bite occlusali e terapia manuale risultavano superiori ai trattamenti conservativi nel controllo del dolore.
È però importante sottolineare che la qualità delle evidenze è stata giudicata molto bassa.
E il laser?
Uno dei risultati più interessanti riguarda la terapia laser a basso livello (LLLT). Secondo il ranking della Network Meta-Analysis, la LLLT è risultata il trattamento più efficace per migliorare l’apertura della bocca.
Ciò non significa che sia automaticamente il trattamento migliore per tutti i pazienti ma suggerisce un possibile ruolo nella gestione di alcuni casi selezionati.
Cosa significa “evidenze di qualità molto bassa”?
Potrebbe sembrare una contraddizione perché da un lato alcuni trattamenti sembrano migliori mentre dall’altro gli autori invitano alla prudenza.
Questo accade perché molti studi inclusi presentavano limiti metodologici:
- piccoli campioni
- protocolli terapeutici differenti
- follow-up variabili
- possibile rischio di bias.
Per questo motivo i risultati devono essere sempre interpretati con cautela.
Cosa fare nella pratica clinica?
Il messaggio più importante di questa meta-analisi è semplice: non esiste una terapia universale valida per tutti i pazienti con un click doloroso dell’articolazione temporomandibolare.
La scelta terapeutica dovrebbe essere personalizzata considerando:
- la presenza o meno di dolore
- l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana
- la limitazione funzionale
- la durata dei disturbi
- la risposta alle terapie iniziali
- le aspettative del paziente.
Il click alla mandibola peggiorerà inevitabilmente?
Non necessariamente.
Molti pazienti, infatti, convivono per anni con rumori articolari stabili senza sviluppare forme più severe. Per questo motivo il trattamento non dovrebbe essere guidato esclusivamente dalla presenza del rumore ma soprattutto dai sintomi e dalla compromissione funzionale.
Quando rivolgersi a uno specialista?
Una valutazione approfondita può essere utile se il click è associato a:
- dolore persistente
- limitazione dell’apertura della bocca
- episodi di blocco mandibolare
- peggioramento progressivo dei sintomi
- difficoltà nella masticazione.
Una diagnosi accurata consente di distinguere le forme che richiedono semplicemente monitoraggio da quelle che possono beneficiare di un trattamento specifico.
Click alla mandibola e dolore: conclusioni
La moderna gestione dei disordini temporo-mandibolari si basa sempre più sul principio della minima invasività.
Nella maggior parte dei casi si tende a iniziare con approcci reversibili e conservativi, riservando le procedure più invasive ai pazienti che non rispondono adeguatamente alle terapie iniziali.
L’obiettivo non è eliminare a tutti i costi il rumore articolare ma migliorare il dolore, la funzione e la qualità di vita della persona.
In presenza di un click alla mandibola e dolore, quindi, la domanda non dovrebbe essere soltanto “Come posso farlo sparire?” ma soprattutto “Perché si verifica e sta realmente creando un problema?”.
Se il rumore è accompagnato da dolore, blocchi o difficoltà nei movimenti, una valutazione può aiutarti a capire cosa ti sta accadendo e se sia davvero necessario intervenire.
Se il click ti preoccupa o i sintomi stanno cambiando, prenota subito una visita presso il nostro studio. Dopo un’attenta valutazione sarà possibile stabilire se è sufficiente monitorare la situazione oppure se è indicato un trattamento, scegliendo l’approccio più adatto alle tue esigenze.
Fonti
Al-Moraissi EA, Almaweri AA, Al-Tairi NH, Alkhutari AS, Grillo R, Christidis N. Treatments for painful temporomandibular disc displacement with reduction: a network meta-analysis of randomized clinical trials. Int J Oral Maxillofac Surg. 2024;53(1):45-56.


