Quando si parla di disordini temporomandibolari (DTM), molte persone immaginano un problema limitato all’articolazione della mandibola. Pensano a un click, a un dolore vicino all’orecchio o a una difficoltà ad aprire la bocca.
La realtà è molto più complessa.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che, in molti casi, i disordini temporomandibolari coinvolgono anche il sistema nervoso. In particolare, uno dei protagonisti principali è il nervo trigemino.
Comprendere il ruolo di questo nervo aiuta a spiegare perché alcuni pazienti presentino sintomi molto diversi tra loro e perché il dolore possa persistere anche quando gli esami strumentali non mostrano alterazioni importanti.
Che cos’è il nervo trigemino?
Il nervo trigemino è il quinto nervo cranico ed è il principale responsabile della sensibilità del volto.
Si divide in tre branche:
- branca oftalmica (V1), che raccoglie informazioni provenienti dalla fronte e dagli occhi
- branca mascellare (V2), che innerva guance, naso e mascella superiore
- branca mandibolare (V3), che trasmette la sensibilità della mandibola e controlla anche i muscoli della masticazione.
Quest’ultima branca è particolarmente importante nei disordini temporomandibolari.
Cosa c’entra il trigemino con i disordini temporomandibolari?
L’articolazione temporomandibolare e i muscoli masticatori sono ricchi di terminazioni nervose appartenenti al sistema trigeminale.
Quando queste strutture vengono sottoposte a sovraccarico, infiammazione o stimolazione persistente, i nocicettori – cioè i recettori del dolore – inviano segnali attraverso il nervo trigemino verso il tronco encefalico.
Se lo stimolo doloroso persiste nel tempo, il sistema può diventare progressivamente più sensibile.
Questo fenomeno prende il nome di sensibilizzazione.
Sensibilizzazione periferica: quando i tessuti diventano più reattivi
Nelle fasi iniziali, il problema interessa soprattutto i tessuti coinvolti.
Le sostanze infiammatorie liberate localmente possono abbassare la soglia di attivazione dei nocicettori trigeminali.
Il risultato è che movimenti normali della mandibola o semplici contrazioni muscolari possono diventare dolorosi.
Sensibilizzazione centrale: quando cambia il modo in cui il cervello elabora il dolore
Nei pazienti con dolore persistente può verificarsi anche un secondo fenomeno.
Le strutture del sistema nervoso centrale che ricevono le informazioni provenienti dal trigemino possono diventare ipereccitabili.
In pratica, il volume del dolore viene amplificato.
Questo non significa che il dolore sia immaginario. Al contrario, significa che il sistema nervoso sta elaborando gli stimoli in modo diverso rispetto al normale.
Perché alcuni pazienti hanno sintomi così diversi?
Il coinvolgimento del sistema trigeminale può contribuire a spiegare perché i disordini temporomandibolari possano associarsi a sintomi apparentemente lontani dalla mandibola, come:
- cefalea
- dolore facciale diffuso
- tensione ai muscoli del collo
- sensazione di orecchio pieno
- acufeni somatosensoriali
- maggiore sensibilità al dolore.
Naturalmente, la presenza di questi sintomi non significa automaticamente che siano causati dai disordini temporomandibolari.
Ogni paziente deve essere valutato attentamente per escludere altre condizioni mediche.
Una risonanza normale non esclude il dolore
Molti pazienti si sentono dire: “Ma la risonanza è normale.”
Eppure continuano a stare male.
Oggi sappiamo che l’intensità del dolore non dipende esclusivamente da ciò che vediamo negli esami strumentali.
Nei disordini temporomandibolari cronici possono entrare in gioco meccanismi neurofisiologici complessi che coinvolgono il sistema trigeminale e la modulazione centrale del dolore.
Per questo motivo, la diagnosi non può basarsi soltanto sulle immagini radiologiche.
Cosa significa tutto questo per il trattamento?
Significa che non esiste una soluzione valida per tutti.
In alcuni pazienti può essere utile intervenire prevalentemente sui fattori biomeccanici attraverso dispositivi occlusali e modifiche comportamentali.
In altri casi può essere necessario associare fisioterapia, esercizio terapeutico, educazione al dolore o, quando indicato, un approccio farmacologico mirato.
L’obiettivo non è soltanto trattare l’articolazione, ma comprendere quali meccanismi stiano contribuendo al dolore di quella specifica persona.
Il messaggio più importante
I disturbi temporomandibolari non riguardano soltanto denti e articolazioni. In molti casi coinvolgono anche il sistema nervoso e, in particolare, il nervo trigemino.
Comprendere questo aspetto permette di interpretare meglio sintomi spesso complessi e di costruire percorsi terapeutici più personalizzati.
Se soffri di dolore alla mandibola, cefalea, tensione muscolare o altri sintomi persistenti del distretto oro-facciale, una valutazione approfondita può aiutare a identificare i meccanismi coinvolti e a scegliere il trattamento più appropriato.
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Fonti
- Perry SK, et al. Trigeminal somatosensation in the temporomandibular joint: from development to disease. Front Pain Res. 2024.
- Yin Y, et al. The neuro-pathophysiology of temporomandibular disorders-related pain: a systematic review of structural and functional MRI studies. J Headache Pain. 2020.
- Doshi TL, et al. Biomarkers in temporomandibular disorder and trigeminal neuralgia. Neurobiology of Pain. 2020.
- Chaudhry BA, et al. Central and Peripheral Sensitization in Temporomandibular Disorders. 2026.


