Ti è mai capitato di provare dolore vicino all’orecchio, sentire strani rumori aprendo la bocca o magari avere mal di testa frequenti che non riesci a spiegarti? Non sei solo!
Questi sintomi potrebbero essere causati da una condizione molto diffusa, chiamata disordini temporomandibolari, o DTM. Anche se questo termine può sembrare complicato, in realtà descrive semplicemente un problema legato alla mandibola e ai muscoli che la circondano.
Secondo una revisione scientifica pubblicata da Matheson, Fermo e Blackwelder (PMID: 36689971), i disordini temporomandibolari interessano tra il 5% e il 12% delle persone, soprattutto donne tra i 20 e i 40 anni ma anche bambini e adolescenti.
La buona notizia, però, è che con la giusta diagnosi e trattamento puoi ritrovare rapidamente il tuo benessere.
Cosa sono i disordini temporomandibolari
I disordini temporomandibolari (DTM) sono condizioni che interessano principalmente l’articolazione temporomandibolare, detta anche ATM, ovvero l’articolazione che collega la mandibola al cranio, proprio davanti alle orecchie. Queste problematiche coinvolgono anche i muscoli utilizzati per masticare e parlare.
Quando questa articolazione o i muscoli circostanti non funzionano bene, possono infatti causare dolore, difficoltà nei movimenti della bocca e vari altri sintomi.
E alcune condizioni sistemiche, come la sindrome di Ehlers-Danlos, aumentano la predisposizione a sviluppare disordini temporomandibolari a causa dell’iperlassità dei tessuti connettivi.
Secondo lo studio condotto da Matheson e colleghi (PMID: 36689971), si tratta di problemi comuni, spesso sottovalutati o diagnosticati in ritardo ma che possono essere gestiti efficacemente una volta riconosciuti.
I sintomi dei disordini temporomandibolari
I sintomi dei disordini temporomandibolari possono variare molto da persona a persona ma ci sono alcuni segnali comuni che vale la pena riconoscere.
Tra questi troviamo:
- Mal di testa frequenti (simili alla cefalea tensiva o emicrania)
- Dolore alla mandibola, soprattutto davanti alle orecchie
- Masticazione dolorosa
- Dolore al viso
- Rumori strani come click o schiocchi quando apri e chiudi la bocca
- Il bruxismo, cioè il digrignamento dei denti durante la notte.
Altri sintomi meno conosciuti ma frequenti includono tensione al collo e alle spalle, acufene (ronzio nelle orecchie), vertigini, sensazione di orecchie tappate, e sensibilità eccessiva ai suoni (iperacusia).
Sebbene i disordini temporomandibolari possano colpire chiunque, alcune categorie sembrano più esposte: è il caso ad esempio dei musicisti e degli operatori di call center, che riportano frequentemente sintomi simili, anche se le prove scientifiche non dimostrano sempre un legame diretto con i disordini temporomandibolari.
Secondo la revisione scientifica di Matheson e colleghi (PMID: 36689971), riconoscere tempestivamente questi sintomi è il primo passo per trattarli in modo efficace e recuperare serenità e benessere quotidiano.
Fattori sistemici e condizioni correlate: cosa emerge dagli studi?
Quando si parla di disturbi temporomandibolari, spesso pensiamo solo alla mandibola che fa male, ai click o alla fatica ad aprire la bocca. In realtà, alcuni studi mostrano che il quadro può essere influenzato anche da condizioni generali della salute. Questo non significa certo che queste situazioni causino un DTM ma che possono essere presenti insieme al disturbo o renderlo più complesso da interpretare.
Un esempio è la psoriasi. Alcune ricerche hanno osservato che chi convive con questa patologia infiammatoria tende ad avere una prevalenza leggermente più alta di disturbi mandibolari rispetto alla popolazione generale. Non c’è un rapporto diretto di causa-effetto, ma l’infiammazione sistemica tipica della psoriasi può, in certi casi, coinvolgere anche altre strutture del corpo, compresa l’ATM.
Anche la vitamina D è un elemento che gli studiosi stanno monitorando con interesse. In alcune analisi, i pazienti con DTM presentavano livelli di vitamina D più bassi rispetto ai soggetti sani e anche se questo non significa che la carenza provochi il disturbo, suggerisce però che un buon equilibrio di vitamina D possa essere utile per la salute di ossa e muscoli.
Per quanto riguarda la genetica, le ricerche attuali non permettono di trarre conclusioni definitive anche se esistono ipotesi su un possibile ruolo dei fattori ereditari nella sensibilità al dolore o nella qualità dei tessuti.
La stessa cautela vale per la parodontite. Gli studi mostrano che i problemi gengivali possono coesistere con i disturbi dell’articolazione ma non dimostrano che uno causi l’altro. Sono pertanto due condizioni diverse che richiedono diagnosi e trattamenti separati.
Un dato interessante riguarda infine l’obesità. Alcune ricerche hanno osservato che le persone obese possono avere una prevalenza di DTM addirittura più bassa rispetto ai normopeso. È un risultato controintuitivo che mostra quanto il rapporto tra peso e salute mandibolare sia complesso e ancora oggetto di studio.
Tutte queste condizioni non sono quindi cause dirette dei disturbi temporomandibolari ma possono offrire informazioni utili per comprendere meglio la tua situazione clinica.
Valutarle insieme a un odontoiatra esperto in disordini temporomandibolari permette quindi di avere una visione ancora più completa e personalizzata del problema, così da scegliere il percorso più adatto per ritrovare il tuo benessere e la tua funzionalità.
Come si esegue una diagnosi
Se sospetti di avere un disordine temporomandibolare, la prima cosa da fare è rivolgerti ad un odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale.
Secondo la revisione scientifica di Matheson e colleghi (PMID: 36689971), la diagnosi inizia con una visita accurata in cui lo specialista ascolterà la tua storia clinica, facendo attenzione ai sintomi che riporti, alla loro durata e intensità.
Poi esaminerà attentamente la tua mandibola e il tuo collo, verificando eventuali dolori, rumori articolari o problemi nei movimenti.
In alcuni casi, se ci sono dubbi, potrebbe essere necessario ricorrere ad esami più approfonditi, come una risonanza magnetica (RMN) o una tomografia computerizzata (TC), per visualizzare in modo dettagliato l’articolazione e le strutture circostanti. Secondo lo studio di Matheson e colleghi, questi esami sono utili soprattutto quando la diagnosi non è chiara o per escludere altri problemi.
Negli ultimi anni, comunque, grazie ai nuovi criteri diagnostici per i disordini temporomandibolari, la valutazione è diventata più precisa e permette di distinguere meglio tra cause muscolari, articolari o psicologiche.
I trattamenti per i disordini temporomandibolari
Il trattamento dei disordini temporomandibolari varia in base alla gravità del problema e alle cause scatenanti ma nella maggior parte dei casi si opta per soluzioni semplici e non invasive.
Un primo importante approccio consiste nel modificare alcune abitudini quotidiane per ridurre lo stress sull’articolazione, come evitare cibi duri e gomme da masticare e lasciare la bocca a riposo limitandone i movimenti. Anche tecniche di rilassamento come yoga, meditazione e respirazione controllata possono offrire un valido supporto.
Tra i trattamenti più comuni c’è l’utilizzo del bite occlusale, un dispositivo personalizzato che allevia lo stress sull’articolazione temporomandibolare, riduce il bruxismo notturno, rilassa i muscoli masticatori e protegge i denti dall’usura.
Questi dispositivi leggeri, solitamente in resina trasparente, si indossano di notte e rappresentano un metodo non invasivo ed efficace per proteggere la mandibola durante il riposo.
Secondo l’articolo “Diagnosis and treatment of temporomandibular disorders” di Robert L. Gauer e Michael J. Semidey (PMID: 25822556), i dispositivi occlusali sono infatti una delle terapie non invasive più utilizzate per migliorare i sintomi nei pazienti con disordini temporomandibolari.
Anche la fisioterapia è molto efficace per rilassare i muscoli della mandibola, migliorare la postura e aumentare la mobilità grazie a esercizi specifici. Se il dolore è cronico o associato a stress e ansia, anche una terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è utile per gestire il disagio psicologico che spesso accompagna i disordini temporomandibolari.
Conclusioni
Se soffri di dolore mandibolare, mal di testa frequenti o rumori fastidiosi quando apri la bocca, non sottovalutare questi segnali: potrebbero indicare un disordine temporomandibolare.
Come abbiamo visto grazie alla revisione scientifica di Matheson e colleghi (PMID: 36689971), si tratta di un problema comune che può influenzare la tua vita quotidiana più di quanto immagini e può interferire anche con la nostra salute mentale. La buona notizia è che con una diagnosi tempestiva e trattamenti mirati, la maggior parte dei pazienti ottiene un significativo miglioramento dei sintomi, tornando rapidamente a una vita normale e senza dolore.
Non aspettare che il problema peggiori. Se riconosci uno o più dei sintomi descritti, parlane subito con un odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale oppure prenota una visita: sapremo consigliarti il percorso migliore per ritrovare il tuo benessere.


