Quando si parla di disordini temporo-mandibolari (DTM), cioè quei problemi che riguardano l’articolazione della mandibola e i muscoli che la muovono, spesso si pensa subito ai o al morso sbagliato come possibile causa.
Per tanti anni, infatti, si è creduto che i denti storti o una malocclusione (cioè quando i denti non combaciano perfettamente) potesse essere la principale responsabile di dolori, scrosci articolari o difficoltà ad aprire la bocca.
Oggi però, grazie a numerosi studi scientifici moderni, sappiamo che le cose non stanno proprio così: l’occlusione dentale, infatti, non è la causa diretta dei disordini temporomandibolari (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. Temporomandibular Disorders and Dental Occlusion: What Do We Know so Far? Dent Clin North Am. 2023).
Malocclusione non significa disordini temporomandibolari
Gli studi più recenti hanno dimostrato che avere un morso profondo, un morso incrociato o anche la perdita di qualche dente non significa automaticamente sviluppare un disordine temporo-mandibolare.
In altre parole, non è vero che chi ha i denti non perfettamente allineati sia destinato ad avere dolore all’articolazione o problemi di movimento. Al contrario, la maggior parte delle persone con malocclusioni non presenta alcun disturbo, e tanti pazienti con disordini temporomandibolari hanno invece denti perfettamente in ordine.
Questo ci insegna che i disordini temporomandibolari sono condizioni molto più complesse e multifattoriali, che non possono essere spiegate solo guardando all’occlusione dentale. (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. 2023).
I disordini temporomandibolari possono modificare il morso
Un aspetto sorprendente messo in evidenza dalla ricerca è che, più che essere i denti a causare i disordini temporomandibolari, spesso accade il contrario: è il disordine temporomandibolare a modificare il modo in cui i denti si incontrano.
Quando i muscoli masticatori o l’articolazione stessa non funzionano bene, possono infatti comparire cambiamenti come il morso aperto, contatti irregolari o piccoli spostamenti dei denti.
In questi casi il problema non nasce dai denti, ma dal disturbo articolare che altera l’equilibrio della bocca. (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. 2023).
Il mito delle interferenze occlusali
Per molto tempo si è pensato che piccoli punti di contatto sbagliati tra i denti, chiamati interferenze occlusali, potessero causare direttamente i disordini temporomandibolari.
In realtà, oggi sappiamo che non è così semplice: avere un contatto dentale leggermente fuori posto non significa necessariamente sviluppare dolore o problemi all’articolazione. La ricerca scientifica ha mostrato che il legame tra queste interferenze e i disordini temporomandibolari è molto debole e non giustifica terapie invasive per correggere il morso.
Questo è un punto fondamentale, perché evita di sottoporre i pazienti a trattamenti complessi e irreversibili che non porterebbero alcun beneficio reale. (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. 2023).
Malocclusioni nei bambini: un rischio o una protezione?
In passato si pensava che alcune malocclusioni nei bambini e negli adolescenti – come il morso profondo, il morso incrociato o la seconda classe scheletrica – potessero predisporre allo sviluppo di disordini temporomandibolari.
Oggi invece la ricerca scientifica ci dice qualcosa di sorprendente: queste condizioni non aumentano il rischio di disordini temporo-mandibolari e, in alcuni casi, sembrano addirittura avere un effetto protettivo.
Questo significa che un bambino con un morso particolare non deve essere trattato per paura di futuri problemi all’articolazione, ma solo se c’è un reale bisogno ortodontico o funzionale (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. 2023).
La perdita dei denti e il mito del supporto posteriore
Per decenni si è creduto che la mancanza di uno o più denti, soprattutto posteriori, potesse essere una delle principali cause dei disordini temporomandibolari.
L’idea era che senza un adeguato supporto la mandibola si muovesse in modo scorretto, causando dolore o problemi articolari. Oggi però la scienza ha chiarito che questa convinzione è un mito: la perdita di denti non provoca automaticamente disordini temporomandibolari.
Molte persone senza denti posteriori non sviluppano mai alcun disturbo, mentre chi soffre di disordini temporomandibolari spesso ha una dentatura completa e ben allineata. Questo ci ricorda quanto i disordini temporomandibolari siano complessi e multifattoriali, e quanto sia importante non confondere correlazione con causa. (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. 2023).
Il ruolo del bite nei disordini temporomandibolari
Il bite, o placca occlusale, è uno strumento molto utilizzato dagli odontoiatri per aiutare i pazienti con disordini temporomandibolari.
Spesso viene consigliato per ridurre dolori muscolari, proteggere i denti dal bruxismo o migliorare la funzione dell’articolazione.
Tuttavia, la scienza ci dice che il bite non guarisce i disordini temporomandibolari correggendo l’occlusione, perché – come abbiamo visto – il morso non è la causa del problema.
Il suo effetto positivo sembra invece legato ad altri meccanismi: rilassamento muscolare, protezione delle superfici dentali e un generale miglioramento del comfort.
In altre parole, il bite è utile, ma non perché aggiusta i denti bensì perché aiuta a ridurre i sintomi e a gestire meglio la condizione (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. 2023).
Perché evitare trattamenti invasivi
Un punto fondamentale che emerge dalla letteratura scientifica è che i disordini temporomandibolari non devono essere trattati con terapie dentali aggressive o irreversibili.
In passato, alcuni pazienti sono stati sottoposti a molaggi selettivi, ricostruzioni estese o protesi complesse con l’idea di correggere l’occlusione per risolvere i sintomi. Oggi sappiamo che queste procedure non solo non sono efficaci, ma possono addirittura peggiorare la situazione.
La strada giusta è invece quella dei trattamenti conservativi, reversibili e il più possibile non invasivi: fisioterapia, terapie farmacologiche mirate, counseling, tecniche di rilassamento e, se necessario, l’uso di bite (Fonte: Thomas DC, Singer SR, Markman S. 2023).
Conclusione
Se soffri di disordini temporomandibolari la cosa più importante da sapere è che non dipende dai tuoi denti storti o da un morso imperfetto.
Non serve sottoporsi a trattamenti invasivi per cambiare la tua occlusione: la scienza ha chiarito che questo non porta benefici. Al contrario, esistono approcci semplici, conservativi e personalizzati che aiutano davvero a ridurre dolore e fastidi, migliorando la qualità della vita.
Ricorda: i disordini temporomandibolari sono problemi complessi, che meritano ascolto, attenzione e una cura su misura. Il tuo benessere non passa da una dentatura perfetta ma da un percorso terapeutico basato su evidenze scientifiche e sul rispetto della tua persona.
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Fonti
Thomas DC, Singer SR, Markman S. Temporomandibular Disorders and Dental Occlusion: What Do We Know so Far? Dent Clin North Am. 2023).


