Se ti capita di avvertire dolore alla mandibola quando mastichi o sbadigli o se hai tensioni ai muscoli del viso, click articolari o difficoltà ad aprire bene la bocca, potresti soffrire di disordini temporomandibolari, anche chiamati DTM.
Sono disturbi molto comuni anche se spesso sottovalutati. E oggi la scienza ci dice qualcosa di nuovo e interessante: la genetica potrebbe giocare un ruolo importante.
Alcune persone potrebbero infatti essere predisposte sin dalla nascita a sviluppare dolore alla mandibola, proprio a causa di alcune piccole variazioni nel DNA. Ma scendiamo nei dettagli e andiamo a vedere insieme in che modo genetica e disordini temporomandibolari sono collegati tra loro.
Cosa sono i disordini temporomandibolari e da cosa dipendono
Prima di approfondire il collegamento tra DTM e genetica, facciamo un piccolo ma doveroso passo indietro per rispondere a una domanda importante: cosa sono i disordini temporomandibolari e quali sono i sintomi?
I disordini temporomandibolari (DTM) sono un gruppo di condizioni che colpiscono l’articolazione temporomandibolare – un’importante articolazione del nostro corpo che collega la mandibola al cranio –, i muscoli masticatori e tutte le strutture vicine.
I sintomi più comuni di questi disordini includono:
- Dolore al viso o alla mandibola
- Click o rumori quando apri la bocca
- Difficoltà o blocco nell’aprire la bocca
- Tensioni muscolari
- Mal di testa, acufeni o senso di pressione alle orecchie.
Fino a qualche anno fa, si pensava che tutto questo fosse legato allo stress o alla malocclusione. Ma oggi sappiamo invece che le cause possono essere multifattoriali: un mix di fattori fisici, comportamentali, emotivi… e sì, anche genetici.
Scendiamo nei dettagli.
Esiste una componente genetica nei disordini temporomandibolari?
Oggi sappiamo che esiste davvero una componente genetica nei disordini temporomandibolari e la scienza lo sta confermando con sempre più forza.
Secondo una recente revisione sistematica pubblicata su Archives of Oral Biology (Alshahrani et al., 2024), infatti, alcuni geni specifici possono di fatto aumentare il rischio di sviluppare i disordini temporomandibolari.
E questo cosa significa, in pratica? Molto semplice: significa che alcune persone possono essere più sensibili al dolore, più inclini all’infiammazione o avere articolazioni più fragili semplicemente per il modo in cui sono fatte geneticamente.
Ti faccio qualche esempio:
- un gene chiamato COMT regola come percepiamo il dolore
- altri geni come TNF-alfa o IL-10 influenzano l’infiammazione
- e ce ne sono alcuni che controllano il metabolismo osseo, come il GDF5, importante per la salute dell’articolazione.
Insomma, non sempre è tutto nella tua testa. A volte, è scritto nel tuo DNA.
Quali sono gli altri fattori di rischio
Anche se la genetica può aumentare la predisposizione a sviluppare disordini temporomandibolari, questa non è mai l’unica causa poiché questi disordini nascono quasi sempre da una combinazione di più fattori.
Ecco i più comuni:
- Stress e tensione emotiva, che spesso portano a digrignare i denti o a serrare la mandibola senza accorgersene (bruxismo)
- Traumi o colpi alla mandibola, anche leggeri o avvenuti anni prima
- Posture scorrette, specialmente se mantenute a lungo, ad esempio davanti al computer
- Cattive abitudini orali, come masticare sempre da un solo lato o mordere penne e unghie
- Ormoni e sesso: i disordini temporomandibolari colpiscono più frequentemente le donne, probabilmente anche per effetto degli estrogeni.
La buona notizia è che molti di questi fattori si possono correggere o gestire, specialmente se vengono individuati in tempo. Vediamo in che modo.
Cosa fare se in famiglia ci sono casi di disordini temporomandibolari
Se in famiglia ci sono altre persone che soffrono di dolori mandibolari, bruxismo, cefalea muscolo-tensiva o problemi all’articolazione temporomandibolare, è utile prestare un po’ più di attenzione.
La presenza di una storia familiare può infatti indicare una predisposizione genetica, ma questa non è certo una condanna definitiva: sapere di avere un rischio maggiore ti permette infatti semplicemente di giocare d’anticipo.
Quindi, cosa puoi fare nel tuo quotidiano? Ecco alcuni consigli:
- Non trascurare i primi segnali: se senti click, tensione o dolore alla mandibola, parlane subito con un professionista
- Evita l’autodiagnosi o il fai da te perché ogni caso è diverso ed è necessaria una diagnosi personalizzata
- Rivolgiti subito a un odontoiatra esperto nei disturbi dell’articolazione temporomandibolare.
Ricorda sempre che questa condizione non riguarda solo gli adulti ma anche i bambini e gli adolescenti. Se hai quindi figli e in famiglia ci sono disordini temporomandibolari, puoi osservarli da piccoli per intercettare precocemente eventuali alterazioni funzionali, come ad esempio la loro postura, la masticazione e le loro abitudini orali scorrette.
Perché prevenire è sempre meglio che curare!
Come si diagnosticano e si trattano i disordini temporomandibolari (a prescindere dalla genetica)
Anche se i geni possono giocare un ruolo importante, la diagnosi e il trattamento dei disordini temporomandibolari si basano sempre su un’attenta valutazione clinica che deve essere specifica e personalizzata per ogni paziente.
Nel nostro studio, ad esempio, utilizziamo i più aggiornati criteri diagnostici internazionali DC/TMD, validati dalla comunità scientifica, che ci permettono di distinguere con precisione:
- Il dolore muscolare da quello articolare
- I disordini del disco da quelli infiammatori
- I sintomi fisici da quelli influenzati dallo stress o dalla sensibilizzazione centrale.
La diagnosi può includere invece un colloquio clinico approfondito, l’esame manuale della mandibola e dei muscoli, la misurazione della soglia del dolore e in alcuni casi esami più avanzati come elettromiografia, imaging o valutazione posturale.
Il trattamento, invece, non è mai uguale per tutti perché dipende molto dalla diagnosi. In linea generale possiamo dire che potrebbe includere:
- Bite dentali personalizzati
- Fisioterapia e terapia manuale
- Tecniche di rilassamento o biofeedback
- Educazione comportamentale
- Integrazione alimentare o, se indicato, terapia farmacologica.
Sapere se c’è una predisposizione genetica è quindi decisamente utile ma ciò che conta davvero è avere una diagnosi accurata e un percorso terapeutico su misura.
Conclusioni
Il dolore alla mandibola può avere molte cause e la genetica è senza dubbio una di queste. Alcune persone sono semplicemente più predisposte a sviluppare disordini temporomandibolari perché i loro geni influenzano come percepiscono il dolore, come reagiscono all’infiammazione, o quanto sono resistenti le loro articolazioni.
E la scienza oggi ci aiuta a capire meglio tutto questo. Quindi, anche se non possiamo cambiare il nostro DNA, possiamo però fare molto per prevenire, diagnosticare e trattare i disordini temporomandibolari in modo efficace e personalizzato.
Se hai sintomi persistenti, non aspettare: una visita con un professionista esperto può fare la differenza e capire da dove nasce il tuo dolore è il primo passo per liberartene.
Contattaci oggi stesso per prenotare una valutazione accurata e trovare il percorso terapeutico più adatto a te.


