Amitriptilina e disordini temporomandibolari: quando un antidepressivo può aiutare il dolore della mandibola?

Amitriptilina

Molti pazienti rimangono sorpresi quando ricevono una prescrizione di amitriptilina per un problema della mandibola. La domanda è quasi sempre la stessa:

“Dottore, ma questo non è un antidepressivo?”

La risposta è sì.

Da oltre 30 anni, infatti, l’amitriptilina viene utilizzata anche nella terapia del dolore cronico, spesso a dosaggi molto inferiori rispetto a quelli impiegati nel trattamento della depressione.

Negli ultimi anni diversi studi hanno suggerito che alcuni pazienti affetti da disordini temporomandibolari (DTM) possano trarre beneficio da questo farmaco, soprattutto quando il dolore assume caratteristiche croniche e persistenti.

Che cosa sono i disordini temporomandibolari ?

I disordini temporomandibolari rappresentano un gruppo eterogeneo di condizioni che coinvolgono:

I sintomi più frequenti comprendono:

Secondo la letteratura scientifica, i disordini temporomandibolari rappresentano una delle principali cause di dolore cronico non dentale del distretto orofacciale.

Quando il dolore non dipende più solo dalla mandibola

Uno dei cambiamenti più importanti avvenuti negli ultimi anni riguarda la comprensione dei meccanismi del dolore.

Per molto tempo si è pensato che il dolore dei disordini temporomandibolari dipendesse esclusivamente da:

Oggi sappiamo che nei casi cronici entra spesso in gioco anche il sistema nervoso centrale.

In alcuni pazienti, il cervello e il sistema trigeminale diventano infatti progressivamente più sensibili agli stimoli dolorosi.

Questo fenomeno viene definito sensibilizzazione centrale.

La sensibilizzazione centrale consiste in un aumento dell’eccitabilità delle vie nervose deputate alla trasmissione del dolore.

In pratica il sistema nervoso diventa più efficiente nel produrre dolore e questo spiega perché alcuni pazienti continuino a soffrire anche quando:

  • l’articolazione appare relativamente stabile
  • la risonanza magnetica mostra alterazioni minime
  • le terapie meccaniche hanno già corretto il problema iniziale.

Come agisce l’amitriptilina?

L’amitriptilina appartiene alla famiglia degli antidepressivi triciclici.

Nei disordini temporomandibolari il suo utilizzo non è legato principalmente agli effetti antidepressivi, bensì il farmaco agisce su diversi meccanismi coinvolti nella modulazione del dolore.

In particolare aumenta la disponibilità di serotonina e noradrenalina, neurotrasmettitori che partecipano ai sistemi cerebrali che controllano l’inibizione del dolore.

Inoltre l’amitriptilina può:

  • migliorare il sonno
  • ridurre l’iperattività del sistema trigeminale
  • diminuire l’ipervigilanza al dolore
  • migliorare alcuni aspetti emotivi associati al dolore cronico.

Cosa dice la letteratura scientifica?

Già nei primi anni 2000 alcuni studi clinici avevano evidenziato i benefici dell’amitriptilina nei pazienti affetti da dolore cronico temporomandibolare.

Plesh et al., 2000

I ricercatori osservarono una riduzione significativa del dolore nei pazienti trattati con basse dosi di amitriptilina.

Rizzatti-Barbosa et al., 2003

Anche questo studio dimostrò un miglioramento clinico rispetto al placebo nei pazienti con dolore cronico dell’articolazione temporo-mandibolare.

Lo studio più recente del 2025

Nel 2025 Brakus e collaboratori hanno pubblicato uno studio randomizzato controllato con placebo su pazienti affetti da disordine temporomandibolare cronico. E i risultati sono stati particolarmente interessanti.

Dopo due mesi di trattamento si è notato:

  • una riduzione del dolore del 63,3% nel gruppo amitriptilina
  • runa iduzione del 16,2% nel gruppo placebo.

È stato inoltre osservato:

  • un miglioramento della qualità della vita
  • un miglioramento della funzione orale
  • una buona tollerabilità generale.

Amitriptilina e bite: alternative o alleati?

Una domanda frequente riguarda il rapporto tra terapia farmacologica e bite. La risposta è semplice: non sono terapie concorrenti.

Nella maggior parte dei casi, infatti, l‘amitriptilina viene utilizzata come complemento di un approccio multidisciplinare che può comprendere:

  • bite
  • fisioterapia
  • esercizi mandibolari
  • educazione del paziente
  • gestione dello stress
  • miglioramento del sonno.

E quali pazienti potrebbero beneficiarne maggiormente? La letteratura suggerisce una possibile utilità soprattutto nei pazienti che presentano:

  • dolore miofasciale cronico
  • dolore spontaneo a riposo
  • sensibilizzazione centrale
  • disturbi del sonno
  • sintomi persistenti nonostante terapia conservativa.

Quali sono gli effetti collaterali?

Gli effetti indesiderati più comuni includono:

  • sonnolenza
  • bocca secca
  • stipsi
  • lieve aumento dell’appetito
  • stanchezza.

Per questo motivo il farmaco viene generalmente assunto la sera.

Amitriptilina e disordini temporomandibolari: cosa dicono le Linee Guida BMJ 2023?

Le più recenti linee guida internazionali sottolineano che il trattamento dei disordini temporomandibolari cronici deve essere personalizzato poiché non esiste una terapia valida per tutti.

Nei pazienti con dolore persistente il trattamento dovrebbe considerare:

  • aspetti articolari
  • aspetti muscolari
  • aspetti neurologici
  • aspetti psicologici
  • qualità del sonno.

In questo contesto l’amitriptilina rappresenta uno degli strumenti terapeutici disponibili.

Conclusioni

L’amitriptilina non è una cura universale per tutti i disturbi temporomandibolari ma le evidenze scientifiche suggeriscono che possa rappresentare una valida opzione terapeutica nei pazienti con dolore cronico, soprattutto quando sono presenti fenomeni di sensibilizzazione centrale e iperattività del sistema trigeminale.

Il messaggio più importante è che il dolore cronico della mandibola non dipende sempre esclusivamente dall’articolazione.

In molti casi è necessario comprendere e trattare anche i meccanismi neurologici che mantengono il dolore.

Se soffri di dolore mandibolare persistente o hai già provato diverse terapie senza ottenere un miglioramento soddisfacente, è importante capire prima di tutto da cosa dipende il tuo dolore. Una valutazione permette infatti di individuare i meccanismi coinvolti e di stabilire se, nel tuo caso, l’amitriptilina o un altro trattamento possa essere indicato.

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Fonti scientifiche

  1. Robert Brakus et al. Evaluating amitriptyline’s role in chronic TMD management: a placebo-controlled trial. BMC Oral Health. 2025.
  2. Li Yao et al. Management of chronic pain secondary to temporomandibular disorders: a systematic review and network meta-analysis of randomised trials. BMJ. 2023.
  3. Jason W. Busse et al. Management of chronic pain associated with temporomandibular disorders: Clinical Practice Guideline. BMJ. 2023.
  4. Olga Plesh et al. Amitriptyline treatment of chronic pain in patients with temporomandibular disorders. J Oral Rehabil. 2000.
  5. Cláudia M. Rizzatti-Barbosa et al. Clinical evaluation of amitriptyline for the control of chronic pain caused by temporomandibular disorders. Cranio. 2003.
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Immagine di Andrea Capocchi

Andrea Capocchi

Odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale. Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università di Perugia, ho proseguito la mia formazione con due Master di secondo livello in Odontoiatria in Età Evolutiva e in Gnatologia e Dolore Orofacciale presso "La Sapienza" di Roma. Il mio obiettivo è quello di offrire ai miei pazienti soluzioni efficaci e personalizzate per migliorare significativamente la loro qualità di vita, restituendo benessere, funzionalità e un sorriso sereno.
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Andrea Capocchi

Odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale. Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università di Perugia, ho proseguito la mia formazione con due Master di secondo livello in Odontoiatria in Età Evolutiva e in Gnatologia e Dolore Orofacciale presso "La Sapienza" di Roma. Il mio obiettivo è quello di offrire ai miei pazienti soluzioni efficaci e personalizzate per migliorare significativamente la loro qualità di vita, restituendo benessere, funzionalità e un sorriso sereno.

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