Dolore alla mandibola e musica: oltre il 53% dei musicisti soffre di disordini temporomandibolari

Disordini temporomandibolari nei musicisti

Se sei un musicista e hai spesso dolore alla mandibola, tensione al viso o senti dei click quando apri e chiudi la bocca, sappi che non sei solo.

Uno studio pubblicato sul Journal of Oral Rehabilitation ha rilevato infatti che oltre la metà dei musicisti – il 53,9% per la precisione – soffre di disordini temporomandibolari, noti anche come DTM.

Non è un capriccio, non è stress passeggero e non è nemmeno normale abituarsi al dolore pur di continuare a suonare. Parliamo infatti di una condizione reale che può compromettere la tua salute, la qualità della tua musica e – nel tempo – anche la tua carriera.

Ma la buona notizia è che conoscere il problema è il primo passo per risolverlo. Scendiamo nei dettagli.

Quanto è diffuso il dolore alla mandibola tra i musicisti?

Secondo lo studio scientifico di Larissa Gabriely Nogueira Campos e colleghi, pubblicato nel 2021 sul Journal of Oral Rehabilitation, il dolore alla mandibola nei musicisti è molto più comune di quanto si pensi.

La revisione ha preso in esame 13 studi internazionali coinvolgendo circa 2.000 musicisti e ha mostrato che oltre il 53%di loro presenta segni o sintomi riconducibili ai disordini temporomandibolari.

Numeri così alti non possono essere ignorati. E non si tratta solo di dolore: spesso ci sono infatti anche fastidi articolari, rumori mandibolari, affaticamento muscolare del viso e persino mal di testa ricorrenti. Sintomi che, se trascurati, possono peggiorare nel tempo e diventare invalidanti.

Quali strumenti aumentano il rischio di DTM?

Non tutti gli strumenti musicali hanno lo stesso impatto sulla mandibola. Lo studio ha individuato tre categorie principali di musicisti e i dati sono sorprendenti:

  • Chi suona strumenti a fiato come tromba, clarinetto, flauto presenta una prevalenza di disordini temporomandibolari pari al 52,8%.
  • Chi suona strumenti a corda come violino, viola, violoncello ha una prevalenza del 53,9%
  • E chi suona entrambi i tipi di strumenti, cioè a fiato e a corda, arriva a una prevalenza sempre del 53,9% ma con un intervallo di variabilità ancora più ampio.

Cosa significa questo? Che qualunque strumento richieda sforzi mandibolari prolungati o posizioni asimmetriche della testa e del collo può rappresentare un fattore di rischio.

Non è quindi solo il tipo di strumento a fare la differenza ma anche e soprattutto il tempo di esposizione quotidiana. Lo studio ha infatti dimostrato che più ore si suona al giorno, più aumentano le probabilità di sviluppare un disordine temporomandibolare.

Quali sono i principali sintomi nei musicisti?

I disordini temporomandibolari nei musicisti non si presentano tutti allo stesso modo ma ci sono comunque alcuni sintomi ricorrenti che è importante riconoscere:

  • Dolore alla mandibola, spesso localizzato davanti all’orecchio o lungo i muscoli delle guance
  • Rumori articolari come scrosci o click quando si apre o si chiude la bocca
  • Tensione o affaticamento muscolare al viso e al collo, soprattutto dopo le prove o i concerti
  • Difficoltà nei movimenti mandibolari, come aprire la bocca completamente o lateralmente
  • Cefalea (mal di testa), specialmente nella zona temporale
  • In alcuni casi acufeni (fischi o ronzii nelle orecchie) e dolori cervicali

Questi sintomi possono iniziare in modo lieve ma con il tempo diventare persistenti, soprattutto se ignorati o sottovalutati. Ed è proprio questo che accade spesso: molti musicisti, per passione o per senso del dovere, continuano a suonare nonostante il dolore, rischiando di peggiorare la situazione.

Ma ascoltare il proprio corpo è fondamentale, anche per chi vive di musica.

Perché i musicisti sono più esposti al rischio di disordini temporomandibolari?

Suonare uno strumento, per quanto sia un gesto artistico e armonioso, è anche un’attività fisicamente molto impegnativa.

Chi suona uno strumento musicale – soprattutto a livello professionale – mantiene infatti per ore posizioni ripetitive, asimmetriche e statiche, spesso sotto stress e con elevata concentrazione.

Nel caso degli strumenti a fiato, la mandibola è sottoposta a pressioni costanti e sforzi muscolari per controllare l’emissione del suono mentre negli strumenti a corda, come il violino o la viola, la mandibola è frequentemente in torsione o compressa dal poggiaspalla.

Tutti questi fattori contribuiscono a creare sovraccarichi muscolari e articolari che, se ripetuti ogni giorno, possono alterare la funzione dell’articolazione temporomandibolare.

Lo studio ha evidenziato che la variabile più influente sul rischio di disordini temporomandibolari è la durata media giornaliera dell’uso dello strumento: più tempo si dedica a suonare, più alto è il rischio. È un dato che i ricercatori non hanno dubbi a definire significativo. La variabilità tra i casi analizzati era spiegata per l’82,38% proprio dal numero di ore di esercizio quotidiano.

L’importanza di una diagnosi per identificare l’origine del dolore

Quando il dolore alla mandibola diventa ricorrente o interferisce con la performance musicale, è arrivato davvero il momento di fermarsi e approfondire.

Spesso si tende infatti a pensare che si tratti solo di una contrattura, una tensione passeggera o magari lo stress da palco. Ma non sempre è così.

Una diagnosi precoce e corretta è fondamentale per capire se ci si trova davvero davanti a un disordine temporomandibolare o a un’altra condizione. E affidarsi a un professionista esperto in gnatologia e dolore orofacciale, che utilizzi protocolli validati come i DC/TMD, permette di valutare:

  • l’occlusione, cioè come combaciano i denti
  • la funzionalità dell’articolazione temporomandibolare
  • l’attività dei muscoli masticatori, anche con esami specifici come l’elettromiografia
  • la presenza di fattori aggravanti come postura, bruxismo o stress.

Individuare l’origine precisa del dolore consente quindi di impostare un trattamento mirato e di evitare che il problema diventi cronico o invalidante.

Quali sono i migliori approcci terapeutici

Una volta identificata la causa del disturbo, il trattamento dei disordini temporomandibolari nei musicisti deve essere sempre personalizzato e multidisciplinare. Non esiste infatti una soluzione uguale per tutti ma ci sono approcci che, se ben combinati, possono portare a un netto miglioramento.

Ecco quelli più utilizzati:

  • Bite dentali su misura, dispositivi intraorali progettati per ridurre il carico sull’articolazione e rilassare la muscolatura
  • Fisioterapia specifica come esercizi miofunzionali, tecniche di rilascio muscolare, stretching mandibolare e cervicale
  • Rieducazione posturale e neuromuscolare, soprattutto nei musicisti che mantengono a lungo posizioni asimmetriche
  • Gestione dello stress e tecniche di rilassamento: lo stress psico-emotivo è spesso un fattore che amplifica la percezione del dolore
  • Modifiche ergonomiche durante la pratica strumentale poiché cambiare il modo in cui si tiene lo strumento può fare una grande differenza.

In alcuni casi può essere utile coinvolgere anche altre figure professionali come logopedisti, osteopati o psicologi, soprattutto se il dolore è associato a disturbi del sonno, ansia da performance o bruxismo notturno.

L’obiettivo non deve essere solo quello di eliminare il dolore ma di permettere al musicista di tornare a suonare serenamente e senza limitazioni.

La prevenzione del musicista

Nel caso dei musicisti, prevenire è meglio che curare non è solo un modo di dire ma è una vera necessità.

I disordini temporomandibolari, infatti, se presi in tempo possono essere contenuti e gestiti in modo molto più semplice rispetto a quando diventano cronici.

Se suoni regolarmente, ecco per te alcuni consigli pratici che ti permettono di effettuare piccoli cambiamenti oggi per evitarti problemi più seri un domani:

  • Fai pause frequenti durante le sessioni di prova, anche solo 5 minuti ogni mezz’ora possono aiutare i muscoli a non sovraccaricarsi
  • Sii consapevole della tua postura, soprattutto della testa, del collo e della mandibola
  • Controlla davanti a uno specchio se durante l’esecuzione tendi a inclinare o forzare la mandibola
  • Cura l’ergonomia dello strumento: poggiaspalla, supporti e impugnature vanno adattati alla tua fisionomia, non il contrario
  • Integra nella tua routine attività di rilassamento, come lo stretching muscolare, la respirazione diaframmatica o il training autogeno
  • Fai valutazioni periodiche con un professionista esperto in gnatologia e dolore orofocciale anche se non hai ancora dolore.

Conclusioni

La musica è passione, dedizione, impegno. Ma non deve mai andare a scapito della tua salute.

Se sei un musicista e senti dolore alla mandibola, tensione al viso, o altri sintomi simili, ascolta sempre il tuo corpo e non ignorare i suoi segnali. Non sei debole. Non stai esagerando. E non sei l’unico.

Secondo lo studio di Campos et al. (2021) pubblicato sul Journal of Oral Rehabilitationpiù della metà dei musicisti soffre di disordini temporomandibolari e la causa principale non è solo lo strumento che suoni, ma quante ore lo suoni ogni giorno.

Una diagnosi precoce, un trattamento personalizzato e alcune strategie preventive possono fare la differenza tra continuare a fare musica con gioia, o farlo convivendo con il dolore.

Se pensi di avere sintomi simili, non aspettare: parlane con un professionista esperto in gnatologia e dolore orofacciale.
La tua musica – e il tuo corpo! – ti ringrazieranno.

Hai dubbi o altre domande? Scrivici! Oppure prenota subito un appuntamento presso il nostro studio.


Fonti

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Immagine di Andrea Capocchi

Andrea Capocchi

Odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale. Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università di Perugia, ho proseguito la mia formazione con due Master di secondo livello in Odontoiatria in Età Evolutiva e in Gnatologia e Dolore Orofacciale presso "La Sapienza" di Roma. Il mio obiettivo è quello di offrire ai miei pazienti soluzioni efficaci e personalizzate per migliorare significativamente la loro qualità di vita, restituendo benessere, funzionalità e un sorriso sereno.
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Andrea Capocchi

Odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale. Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università di Perugia, ho proseguito la mia formazione con due Master di secondo livello in Odontoiatria in Età Evolutiva e in Gnatologia e Dolore Orofacciale presso "La Sapienza" di Roma. Il mio obiettivo è quello di offrire ai miei pazienti soluzioni efficaci e personalizzate per migliorare significativamente la loro qualità di vita, restituendo benessere, funzionalità e un sorriso sereno.

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