Molte persone, guardandosi allo specchio mentre aprono la bocca, notano un movimento strano: la mandibola prima devia da un lato poi rientra al centro, tracciando una sorta di S.
Questo fenomeno viene chiamato apertura a S ed è uno dei segni clinici più importanti per riconoscere un potenziale disordine temporomandibolare (DTM).
È un segnale precoce, facilmente osservabile, che spesso compare prima del dolore, prima del blocco mandibolare (lock) e prima dei sintomi più fastidiosi.
Nella maggior parte dei casi, chi lo presenta non ha dolore alla mandibola e per questo tende a ignorarlo.
Ma dal punto di vista clinico, rappresenta un indicatore molto utile per valutare lo stato di salute dell’articolazione temporomandibolare.
In questa guida completa scoprirai:
- cosa significa davvero l’apertura a S
- perché compare
- quando è un sintomo importante
- cosa può succedere se non viene valutata
- come si fa diagnosi in modo scientifico
- quali sono i trattamenti più efficaci
E soprattutto, quando è il caso di farsi visitare da un odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale.
Cos’è l’apertura a S della mandibola?
L’apertura a S è un’irregolarità del movimento mandibolare: quando inizi ad aprire la bocca, la mandibola devia verso un lato e poi ritorna al centro. Il tracciato del movimento ha un aspetto a zig-zag o appunto a S.
È diverso da una semplice deviazione perché nella deviazione la mandibola va verso un lato e resta lì mentre
nell’apertura a S la mandibola va da un lato → ritorna → e si recentra.
Questo movimento non è casuale ma è spesso la manifestazione visibile di un problema interno all’articolazione o di una incoordinazione muscolare.
È normale che la mandibola faccia questo movimento?
No.
È un movimento anormale, riconosciuto dalla letteratura scientifica come un pattern legato a disturbi funzionali.
Non è pericoloso nell’immediato, ma è importante perché:
- indica una disfunzione dell’articolazione temporomandibolare
- può essere un segno precocissimo di instabilità
- può evolvere nel tempo
- permette una diagnosi prima dell’insorgenza del dolore.
In altre parole, non serve certo allarmarsi ma senza dubbio non va ignorato.
Le due cause principali dell’apertura a S
Ci sono due cause principali nell’apertura a S della mandibola:
- Il dislocamento del disco con riduzione (la causa più frequente)
- L’incoordinazione muscolare.
L’articolazione temporomandibolare contiene un piccolo dischetto fibrocartilagineo che fa da cuscinetto tra mandibola e cranio. Quando questo disco scivola leggermente fuori sede e si riposiziona durante l’apertura, si parla di dislocamento del disco con riduzione.
In questa situazione il movimento mandibolare non è lineare poiché il disco ostacola, la mandibola devia → poi il disco rientra → e la mandibola si riallinea. E questo crea la forma a S.
Spesso si accompagna a:
- click alla mandibola durante l’apertura o la chiusura
- tensioni o affaticamento muscolare
- sensazione che la mandibola sia instabile.
Ma l’apertura a S può comparire anche quando il disco è perfettamente in sede. In questo caso la causa è muscolare e avviene ad esempio per:
- muscoli troppo tesi
- muscoli asimmetrici
- serramento notturno
- stress
- abitudini parafunzionali (mordicchiare, guancia in mezzo ai denti, penne, ecc.)
E se i muscoli non guidano bene la mandibola, il percorso diventa irregolare.
È pericolosa l’apertura a S?
L’apertura a S della mandibola non è pericolosa di per sé ma è clinicamente significativa.
Quello che conta, infatti, non è il movimento in sé ma ciò che rappresenta:
- instabilità del disco
- inizio di un dislocamento
- incoordinazione muscolare
- squilibri occlusali
- sovraccarico articolare nel tempo.
Non significa che avrai un problema grave ma indica che qualcosa non funziona come dovrebbe.
Può peggiorare nel tempo?
Sì. Ed ecco come:
- Fase 1: apertura a S intermittente. Il disco inizia a muoversi in modo anomalo
- Fase 2: click ripetuti. Il disco entra ed esce dalla sua sede
- Fase 3: rigidità mattutina. L’articolazione si infiamma
- Fase 4: intermittent locking (quasi-blocco). A volte non riesci ad aprire del tutto la mandibola
- Fase 5: closed lock (blocco discale vero). Il disco non rientra più e hai apertura limitata, dolore, urgenza clinica.
L’apertura a S è quindi considerata una delle fasi iniziali della progressione discale e intercettarla significa evitare che il disturbo arrivi ai livelli successivi.
Altri sintomi che possono accompagnare l’apertura a S
Spesso i pazienti riferiscono uno o più di questi sintomi che accompagnano l’apertura a S della mandibola:
- click all’apertura o chiusura della mandibola
- sensazione di mandibola che scappa
- stanchezza quando si mangia o si parla molto
- difficoltà ad aprire la mandibola al mattino
- tensione ai masseteri o ai temporali
- mal di testa, soprattutto frontale e temporale
- fastidio davanti all’orecchio
- rumori articolari (click, scrosci, crepitus).
Se presenti insieme all’apertura a S, questi aumentano la probabilità di un disordine temporomandibolare.
Chi è più a rischio di sviluppare l’apertura a S
Le categorie più frequenti sono:
- giovani adulti (20–40 anni), l’età più comune per dislocamenti discali con riduzione
- persone con bruxismo. Serramento → tensione muscolare → incoordinazione.
- persone molto stressate poiché alti livelli di cortisolo portano ad avere muscoli più rigidi.
- pazienti con malocclusioni o restauri incongrui dal momento che l’occlusione guida i muscoli e influenza la traiettoria
- dopo trattamenti odontoiatrici estesi come protesi, ortodonzia, estrazioni, restauri multipli
- sportivi ad alta tensione muscolare, ad esempio body building, crossfit, arti marziali
Quando è il caso di preoccuparsi
Rivolgiti a un odontoiatra esperto in gnatologia e dolore orofacciale se:
- l’apertura a S è presente quasi sempre
- è accompagnata da click
- hai dolore durante o dopo l’apertura della mandibola
- percepisci instabilità
- al mattino la mandibola è rigida
- hai mai avuto un blocco mandibolare
- hai già portato bite a caso senza benefici
- senti tensione ai muscoli masticatori.
In questi casi, la diagnosi precoce evita complicazioni e terapie più invasive.
Come si fa diagnosi secondo i criteri DC/TMD?
Durante lo Screening Capocchi®, la valutazione dell’apertura a S segue una metodologia strutturata:
- Analisi visiva della traiettoria di apertura. Tracciatura del movimento: lineare, deviazione, S, Z, C
- Ascolto dei rumori articolari (click, doppio click, crepitus, scrosci)
- Test di mobilità mandibolare (ampiezza, deviazioni, rettilineità)
- Palpazione dei muscoli masticatori: masseteri, temporali, pterigoidei.
- Test specifici articolazione temporomandibolare: movimenti guidati, protrusione, lateralità
- Valutazione occlusale (precontatti, interferenze, restauri incongrui)
- Analisi posturale. Relazione occlusione-muscoli-colonna cervicale.
L’obiettivo della diagnosi non è quindi solo dire se hai un’apertura a S ma soprattutto capire perché.
Esami strumentali: servono davvero?
Non sempre ma in alcuni casi sì, ad esempio:
- RMN ATM, l’esame gold standard per vedere il disco
- CBCT ATM, che serve per vedere strutture ossee (non il disco)
- Elettromiografia (EMG) per valutare la coordinazione muscolare
- Analisi digitale del movimento (scanner mandibolari), utile nei casi complessi.
L’esame più importante resta la visita clinica specializzata.
Come si cura l’apertura a S?
Il trattamento per curare l’apertura a S dipende dalla causa principale.
Se il disco si muove male:
- bite terapeutico personalizzato
- terapia neuro-occlusale (RNO)
- riabilitazione dell’articolazione temporomandibolare
- esercizi mirati
- riduzione dei fattori irritativi
Se i muscoli sono in incoordinazione:
- fisioterapia specifica
- esercizi domiciliari
- tecniche di rilassamento
- riduzione dello stress
- correzione delle abitudini parafunzionali.
Se c’è una malocclusione o restauri incongrui:
- bilanciamento occlusale controllato
- aggiornamento protesico
- revisione del piano ortodontico.
Se c’è bruxismo importante:
- bite
- igiene del sonno
- gestione dello stress.
Quali sono i tempi di miglioramento?
Le tempistiche di miglioramento dipendono dalla causa e dalla complessità:
- 2–4 settimane → miglioramento muscolare
- 1–3 mesi → riduzione del click
- 3–6 mesi → stabilizzazione della traiettoria
- 6–12 mesi → riorganizzazione articolare completa
Terapie generiche o bite non personalizzati, invece, spesso non funzionano.
Perché è fondamentale affidarsi a un professionista esperto in Gnatologia e Dolore Orofacciale?
La diagnosi dei disordini temporomandibolari richiede:
- conoscenza dei criteri DC/TMD
- valutazione muscolare avanzata
- esperienza nella lettura dei pattern mandibolari
- capacità di distinguere click innocui da click che peggiorano
- competenze in RNO e bite terapeutici.
In poche parole, non basta guardare il movimento ma bisogna interpretarlo.
Screening Capocchi®: la valutazione più veloce ed efficace
A Perugia, lo Screening Capocchi® ti permette di:
- capire se l’apertura a S è un segno di disordine temporomandibolare
- valutare disco, muscoli e occlusione
- ricevere un primo inquadramento in circa 20 minuti
- accedere a un percorso terapeutico personalizzato
- prevenire blocchi mandibolari futuri.
È un protocollo utilizzato per intercettare precocemente i disturbi articolazione temporomandibolare e impostare subito il percorso giusto.
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Fonti
“An S-shaped opening pattern is commonly associated with disc displacement with reduction or with muscular incoordination.” Okeson JP. Management of Temporomandibular Disorders and Occlusion. 8th ed. Mosby; 2020.


